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    IL FUTURO DELL’OUTDOOR IN MOSTRA AD AGORÀ DESIGN

    futuro outdoor premio

    Articolo a cura dell’Architetto Stefania Galante

    Si è chiusa domenica 3 ottobre la kermesse dedicata al design nei meravigliosi spazi del Palazzo Baronale di Martano (Lecce), promossa da Sprech Group e patrocinata dalle più importanti istituzioni del settore, tra cui l’Adi (delegazione Puglia e Basilicata), l’Ordine degli Architetti e quello degli Ingegneri della Provincia di Lecce, l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

    Agorà design e la biodiversità progettuale

    Il tema dell’evento ‘la biodiversità progettuale’ mirava ad indagare le direzioni che il progetto ha assunto in questi ultimi anni, soprattutto in seguito agli eventi pandemici, e il ruolo che materiali, luce e colore stanno assumendo nella ridefinizione degli standard di vita.
    Come in ogni “agorà” che si rispetti, i dibattiti, aperti dai numerosi interventi dei relatori che hanno partecipato ai Talk organizzati per l’evento, hanno lasciato emergere alcune parole chiave che possiamo considerare una traccia, un principio di future speculazioni, piuttosto che il tentativo di inquadrare l’attuale panorama del progetto in una definizione risolutiva.
    Resilienza, responsabilità, saper fare e pensare, nomadismo e componibilità sono i termini di una nuova idea di design, che abbraccia la dimensione etica e il sistema di pensiero secondo cui il progetto ecologico non può costituire un altro modo di concepire il progetto, ma deve essere l’unico possibile.

    Come già evidenziato da Ezio Manzini qualche anno fa nel suo Design, when everybody designs, il design ha spostato, infatti, la sua attenzione dall’oggetto ai metodi di pensare e agire, e anche il prodotto chiama l’utente ad essere partecipe dell’iter progettuale stesso, attraverso soluzioni che lasciano spazio a configurazioni customizzate.

    Il futuro dell’outdoor

    Se da un lato i teorici del design hanno analizzato gli scenari contemporanei dall’altro i progetti che hanno partecipato alla sezione del concorso Garden, indetto da Sprech, ci hanno offerto uno spaccato di come i progettisti si stanno rapportando al progetto in questo momento storico. Non è stato possibile non notare, che le strutture per esterni pensate per giardini, (‘Metodo grafico’ di Davide Gastaldi, o ‘Pan’ di Federico Giammetta e Marianna Michetti, ‘Hung’ di Alessandro Ferro, ‘Intrecci di memoria’ di Roberto Quaranta), hanno perso la loro relazione con lo spazio esterno, caratteristica che da sempre ha caratterizzato le strutture outdoor, per assimilarsi a micro unità abitative pur non avendo la leggerezza nomade del DIY di Victor Papanek, quanto piuttosto una dimensione costruttiva di tipo stanziale.

    È forse anche questa una conseguenza delle ristrettezze a cui siamo stati sottoposti negli ultimi due anni?

    Nell’ambito degli arredi per esterni sono state proposte invece soluzioni per nuove socialità, come ‘Meeting di Carmine De Feo e Rondò di Salvatore Tabone, a dimostrazione del l’irrinunciabile esigenza umana al contatto fisico anche nell’epoca delle relazioni virtuali.
    Accade, a volte, che il progetto, fa pensare, e, nel farlo incontra la poesia, ed è in grado di trasportarci in una dimensione emotiva come quella legata al ricordo del mondo dell’infanzia. È il caso del progetto ‘Aquiloni e Ombre’ di Luigi Placa, che ci rimanda alla semplicità del gesto costruttivo della produzione degli aquiloni, i legnetti intrecciati e la carta fissata ad essi, per la realizzazione dell’ombra, dimostrandoci che il gesto di costruzione archetipico può essere non soltanto funzionale ma anche sostenibile. ‘Aquiloni e Ombre’ ci riconduce anche al momento magico quando bambini guardando verso l’alto, dopo tanti tentativi, riuscivamo a scorgere l’aquilone prendere il volo conquistando il cielo, e noi con lui.
    Il progetto vincitore del concorso:Amore per la vita” di José Carlos Ramírez Ceballos e Silvia Montesdeoca Cabrera, infine, è una bella metafora sulla rigenerazione. Dalla lunga seduta in legno sembrano originarsi piante, in realtà predisposte in appositi spazi contenitivi. Un progetto che non è solo un oggetto ma stimola il pensiero con un’allusione alla forza della natura in grado di trasformarsi e rigenerarsi oltre la malattia, oltre la Xylella. Un invito a incominciare a sentirci parte della natura e a pensare il progetto con responsabilità sociale, l’unico modo per continuare, appunto, ad amare la vita.